Il Nome di Dio

Il mistero del nome di Dio

 

Il nome di Dio, è uno degli elementi più interessanti e preziosi che la tradizione ebraica ci ha consegnato. Nella Bibbia ebraica il nome è espresso con quattro consonanti: JHWH dette “Tetragramma sacro” (quattro lettere sacre), citato 6.828 volte ed è impronunciabile.

L’origine di questo nome è da ricercare nel famoso brano che troviamo nel libro dell’Esodo (3,13-16):

 

“Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io Sono mi ha mandato a voi». Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: JHWH, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo,il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione”.

 

Ma che significa “Io sono colui che sono”?

Significa: “Io sono colui che ti sta sempre accanto”. È il mistero di Dio sempre presente, origine e fine di ogni cosa, che è stato, che è e che sarà.

Per esprimere il mistero nascosto nel nome di Dio è stato utilizzata una forma arcaica del verbo essere, proprio per sottolineare che nel nome è presente l’essenza stessa di Dio.

Ma qual è la ragione di fondo per la quale la tradizione ebraica, in modo estremamente determinato, ha tramandato il nome di Dio come impronunciabile?

Nella Bibbia chiamare qualcuno per nome significa conoscere la realtà del suo essere più profondo.

 

In questo modo si può incominciare a comprendere la bellezza e la profondità di questo nome impronunciabile: Dio ha un nome, JHWH, ossia può essere conosciuto dall’uomo, si fa vicino a lui, in modo che possa conoscerne la misericordia, la potenza creatrice, la sua volontà di liberazione dal male, ma questo nome è impronunciabile, perché l’uomo non può comprendere JHWH, non può arrivare al punto di ritenere di esserne il padrone.

Dio è infinito e quindi anche la sua conoscenza, intesa come incontro fatto di dialogo, di preghiera, di ascolto capace di mettere in discussione le personali scelte, richiede un cammino infinito.

Ecco allora il capolavoro della teologia ebraica che di fronte al testo biblico che riporta le quattro lettere sacre, JHWH, chiede di non pronunciare il nome ma di ricorrere a degli appellativi. Quello più famoso è “Adonai”, ossia “Signore”, usato di preferenza nelle celebrazioni rituali, oppure Hashèm (il Nome) preferito nella lettura personale o comunitaria al di fuori del contesto liturgico.

 

Per rispetto dei fratelli ebrei e condividendo la profondità della loro riflessione, invito a non pronunciare il nome anche se si è a conoscenza della sua vocalizzazione..