I dati della storia

I dati della storia

 

Prima di iniziare il nostro percorso di approfondimento sulla figura di Gesù ci poniamo una domanda: Gesù è esistito?

Come è facile intuire questa è una domanda decisiva che non può essere accantonata. Vediamo allora di cercare una risposta.

Sicuramente bisognerebbe partire dai vangeli che sono i testi più completi che hanno come obiettivo la persona di Gesù. Qualcuno però potrebbe obiettare che i vangeli sono stati scritti da “cristiani”, ossia da persone che credono che Gesù sia il Figlio di Dio e quindi la loro testi- monianza potrebbe non essere veritiera. Addirittura altri sostengono che lo stesso Gesù possa essere stato “inventato” da questi cristiani, senza essere mai esistito.

Per questa ragione ho pensato di rispondere alla domanda riguardante l’esistenza di Gesù, confrontandoci con un testo dello storico romano Tacito (54-119 d.C.) non cristiano, non interessato quindi alla persona di Gesù sotto il profilo religioso.

Diciamo fin da subito che questa testimonianza con la quale ci confronteremo è molto scarna a proposito di Gesù, in quanto egli non fu un re, oppure un generale e neppure un letterato o un filosofo del quale siano stati conservati degli scritti. Gesù fu “semplicemente” un maestro (secondo il linguaggio ebreo) che annunciò la venuta del regno di Dio e questo non interessava molto gli storici.

Nonostante questi limiti le parole dello storico romano sono comun que estremamente preziose per la loro precisione.

Tacito, intorno all’anno 112 d.C., scrisse 16 libri intitolati “Gli Annali” nei quali raccontò la storia di Roma dalla fine dell’impero di Augusto (14 d.C.) sino alla morte di Nerone (68 d.C.).

Nel quindicesimo libro della sua opera lo storico romano ci narra dell’incendio di Roma di cui fu accusato l’imperatore Nerone, il quale cercò in tutti i modi di allontanare da sé questa accusa.

 

“Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che il popolo, detestandoli a causa della loro infamia, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa dannosa superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una grande moltitudine, non tanto per l’accusa dell’incendio, quanto per odio del genere umano. Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli di animali, morivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi come torce, per servire da illumi- nazione notturna al calare della notte. Perciò, benché si trattasse di colpevoli, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo” (Ann. XV, 44)

 

Come si può notare facilmente, Tacito non è certo un cristiano, anzi definisce il cristianesimo una superstizione, un morbo contagioso come una grave malattia, una vergogna. Nonostante questo nel suo racconto parla di Gesù e informa il lettore sul fatto che quest’uomo fu ucciso in croce (“era stato condannato al supplizio”) mentre era governatore Ponzio Pilato, un dato questo che conferma il racconto dei vangeli.

 

A questa testimonianza potremmo aggiungerne altre (ad esempio quella dello storico giudeo-romano Giuseppe Flavio, del governatore romano Plinio il giovane, dello storico romano Svetonio ecc.) ma ritengo non sia necessario. Le parole di Tacito sono una conferma precisa dell’esistenza storica di Gesù che, per altro, oggi non viene più messa in discussione dalla maggioranza degli storici.

Precisato questo punto incominciamo ad avvicinarci ai testi che hanno come tema fondamentale proprio la persona di Gesù e cerchiamo di comprendere come i primi cristiani, attraverso i vangeli, hanno parlato dell’uomo di Nazareth.

Ma prima di partire chiediamoci: che cos’è un vangelo?

Il Papiro 52, anche detto papiro Rylands 457, è un frammento (89 per 60 mm) di un codice su papiro scritto in lingua greca, contenente frammenti del Vangelo secondo Giovanni (18,31-33). È conservato nella Biblioteca universitaria John Rylands di Manchester, Regno Unito.

Il Rylands P52 è quasi universalmente considerato come il più antico frammento del Nuovo Testamento canonico: la datazione più comune è del 125 circa.

Busto dell'imperatore Nerone
Frontespizio delle Storie di Tacito, da un'edizione del 1598